Il tavolo di partecipazione cittadino alle scelte del Waterfront di Roma


martedì 11 giugno 2013

DISTRETTO TURISTICO BALNEARE DEL SECONDO POLO TURISTICO DI ROMA CAPITALE




PREMESSA
Con la legge n.106 del 12 luglio 2011, il famoso 'Decreto Sviluppo', sono stati introdotti i Distretti Turistici. A definirne scopo e finalità è l'articolo 3, comma 4, che così recita: "Possono essere istituiti nei territori costieri, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate, i Distretti Turistici con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l'offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del Distretto, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni".
Nei Distretti Turistici si applicano le seguenti disposizioni:
a) alle imprese dei Distretti si applicano disposizioni agevolative in materia amministrativa, finanziaria, per la ricerca e lo sviluppo
b) i Distretti costituiscono «Zone a burocrazia zero»
c) nei Distretti sono attivati sportelli unici di coordinamento delle attività delle Agenzie fiscali e dell'INPS.

DISTRETTO TURISTICO BALNEARE DEL SECONDO POLO TURISTICO DI ROMA CAPITALE

E' il primo Distretto Turistico Balneare in Italia istituito con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 13 marzo 2013 dal Ministro Piero Gnudi, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 10 aprile 2013. Tale Distretto comprende il territorio dei Comuni di Fiumicino, Pomezia e Valmontone, più i seguenti Municipi del Comune di Roma (indicati secondo la vecchia numerazione): il XIII Municipio e parte dei Municipi XII, XV e XVI, secondo la mappa cartografica di cui alla determinazione della Regione Lazio n. A00271 del 22 gennaio 2013.
A tale Distretto appartengono finora i seguenti soggetti, sottoscrittori del protocollo d'intesa deliberato dalla Giunta Capitolina (n.220, 6 luglio 2011) con il quale Roma Capitale diventa soggetto di coordinamento per lo sviluppo del sistema territoriale turistico:
Fondazione Valore Italia, Federazione Italiana Golf, Camera di Commercio di Roma, Eur S.p.A., Risorse RpR S.p.A., Confcommercio Roma, Confesercenti Roma, Federlazio,
Unindustria, Acer, Assobalneari Roma, Fiba Roma, Sindacato Italiano Balneari Lido di Roma, Cinecittà Parchi S.p.A., Fiera di Roma S.r.l., Mare Nostrum Romae S.r.l., Rainbow Magicland S.r.l. e Zoomarine Italia S.p.A.
IL RETROSCENA

La nascita di tale Distretto serve a favorire e a garantire gli investimenti previsti per la realizzazione del Secondo Polo Turistico di Roma Capitale, con particolare riferimento al litorale romano e al programma di interventi per la riqualificazione di Ostia che va sotto il nome di 'Waterfront'. E' dunque la presenza degli stabilimenti balneari il soggetto più forte all'interno del protocollo d'intesa. Ricordiamo che già il comma 1 dell'art.7 della Legge 29 marzo 2001, n. 135 ("Riforma della legislazione nazionale del turismo") riconosceva gli stabilimenti balneari come imprese turistiche. Questo comma è stato prima tolto e poi reintrodotto, dopo la protesta dei balneari, con il "Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo", allegato al Decreto legislativo 23.05.2011 n° 79, ed in vigore dal 21 giugno 2011.
Tale decreto, pur disciplinando nel dettaglio precisi settori del turismo, non si riferisce con altrettanta chiarezza al «turismo balneare» e a tutte le imprese e le strutture turistico-ricreative che lo costituiscono, mancando dunque disposizioni chiare e puntuali in grado di consentire l’individuazione di regole, soggetti e contenuti.
Da qui una forma di compensazione introdotta dal Decreto Sviluppo, soprattutto con il riconoscimento delle «Zone a burocrazia zero», nuova versione delle cosiddette Zone Franche Urbane (ZFU), introdotte con la Finanziaria 2007 (Legge n. 296 del 2006) che, ispirandosi al modello attuato in Francia, intendevano favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati.
Aggiungiamo, nella piena confusione normativa del settore, la Legge 15 dicembre 2011, n. 217 ("Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza
dell'Italia alle Comunità europee") al cui articolo 11 ("Delega al Governo in materia di concessioni demaniali marittime") sono state apportate le seguenti modificazioni (Decreto-legge 179/12 come convertito dalla legge n. 221, 17 dicembre 2012): "«Si intendono quali imprese turistico-balneari le attività classificate all'articolo 01, comma 1, lettere b), c), d) ed e), del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, che si svolgono su beni del demanio marittimo, ovvero le attività di stabilimento balneare, anche quando le strutture sono ubicate su beni diversi dal demanio marittimo. Al fine di promuovere il rilancio delle attività turistico-balneari e la tutela della concorrenza, è demandata alle Regioni la fissazione degli indirizzi per lo svolgimento delle attività accessorie degli stabilimenti balneari, quali l'esercizio di somministrazione di alimenti e bevande e gli intrattenimenti musicali e danzanti, da fissare nel rispetto delle particolari condizioni di tutela dell'ambiente, ivi incluso l'ambiente urbano, nonché dell'ordine pubblico, dell'incolumità e della sicurezza pubblica. Tali attività accessorie devono essere effettuate entro gli orari di esercizio cui sono funzionalmente e logisticamente collegate e devono svolgersi nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica, igienico-sanitaria e di inquinamento acustico. Gli indirizzi regionali sono recepiti a livello comunale con apposita ordinanza del sindaco, nel rispetto del principio di sussidiarietà e di proporzionalità».

(A cura di Andrea Schiavone, LabUr - Laboratorio di Urbanistica per il Tavolo della Partecipazione sul Waterfront di Roma Capitale)

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